mer 23 agosto 2017

7:58

 
Personaggio del mese
Personaggio del mese
Enzo Todaro
Una vita per la comunicazione
intervista di Rossella Oricchio

“L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”.

“L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”. Questo è quanto diceva a proposito dei giovani Indro Montanelli. Per certi aspetti il personaggio che abbiamo intervistato lo ricorda, sia per la scorza un po’ rude che mostra, sia per essere comunicatore di talento. E’ il giornalista Enzo Todaro. Quando si è sentito chiamare per l’intervista, ha risposto con poche e sintomatiche parole: “Sono sempre pronto per la comunicazione”. Nel suo ufficio al centro di Salerno, lo vediamo immerso in una montagna di testi, titoli ed onorificenze, mentre, seduto alla scrivania, lancia sguardi languidi ed espressivi alla sua vecchia macchina da scrivere, la “Lettera 22”, quasi un cimelio che custodisce gelosamente. Un po’ più in fondo, ha relegato il personal computer. A significare, appunto, di non voler assolutamente rinnegare i tempi attuali del digitale, ma ad essere naturalmente incline ai mezzi di un giornalismo vecchio stampo. Di origine calabrese, Enzo Todaro è giornalista professionista di spicco del nostro panorama. Diviene arduo elencare i passaggi della sua vasta carriera professionale in poche righe. Ci proviamo. Andando a ritroso, il personaggio Todaro è stato responsabile di “Radio Salerno 1”, dell’emittente televisiva salernitana “Telecolore”, ” e di “Regione Campania”. Capocronista Redazione salernitana “Napoli - Notte” e “Il Settimanale”, ha collaborato con “Tribuna illustrata”, “Il mondo”, “Giorni-Vie nuove”, “Corriere canadese”, “Il sole”(Canada), “Economia agricola, “Mondo economico”, “Mezzogiorno”, “Domenica del Corriere”, “Extra”. Ha lavorato ancora a “Il Tempo”, “Paese sera”, “Edizioni Wilson”, “L’Ora”, “Telesalerno 1”. Per la RAI ha realizzato i programmi televisivi: “La Campania tra spreco e produttività”, “Il Sud che cambia”. Ha collaborato, come esperto, ai programmi della Terza Rete Rai. Premiato al Giffoni Film Festival per i programmi televisivi della RAI come al Festival Internazionale del Cinema di Salerno. E’ stato Presidente Coordinamento Regionale Emittenza Radiotelevisiva, Vice Presidente Coordinamento Nazionale Comitati Regionali Radiotelevisivi, Componente Gruppo di Lavoro Ordine Nazionale dei Giornalisti e Coordinamento Nazionale CORERAT, Componente Forum Nazionale delle Comunicazioni del Ministero delle Comunicazioni. Ha ricevuto i Premi Nazionali di Giornalismo “Tarì d’argento” (Amalfi) e “Certosa di Padula”. Oggi è cittadino onorario del Comune di Pellezzano e Presidente dell’ Associazione Giornalisti Salernitani. Tante le pubblicazioni delle quali citiamo solo alcune: “Momenti”, “Ladri di sole”, “La giustizia mette la quarta”, “Senza titolo”, “Quelli della radio”, “Punture di spillo”.
Austero, impeccabile, il nostro personaggio ha un approccio elegante ed essenziale con la parola. Dai toni talvolta mesti, quasi malinconici e, di seguito, maggiormente accalorati, si apre a ventaglio l’intervista, insieme a coriandoli di memorie da riafferrare e a note introspettive da porre in luce. Senza tralasciare di lanciare una sonda ai mutamenti sociali in atto.

 


Quando ha sentito il richiamo per il mondo del giornalismo e della comunicazione?
Avevo quindici anni quando fui iniziato al mondo dell’informazione e della comunicazione da una testata politica: “Parola Socialista”, organo della Federazione provinciale del PSI a Cosenza. Fu l’inizio di questo “mestieraccio”, come lo definisco affettuosamente, e di un percorso che mi ha portato poi a scrivere per molte testate nazionali ed estere. Questo fino alla funzione di inviato speciale in Francia, Belgio, Germania e in Ungheria, durante l’occupazione sovietica.

 


I passaggi salienti della sua vasta carriera giornalistica?
Tra le altre occupazioni, ho diretto una testata storica: tra le prime radio private in Italia, fucina di onde, che riusciva persino a raggiungere le coste dei Balcani: “Radio Salerno1”. La radio è stata laboratorio per tanti giornalisti che ancora oggi scrivono su testate prestigiose. Ho scritto per “Paese-Sera”, una delle più temute del mondo dell’informazione e della carta stampata. In quegli anni, ho diretto la redazione salernitana di “Napoli-Notte”. Sono stato direttore responsabile dell’emittente salernitana “Telecolore” e Capo ufficio stampa del Consiglio Regionale della Campania, oltre ad aver diretto la rivista “Regione Campania”. Un ultimo incarico, svolto fino all’agosto di quest’anno, riguarda la mia vice-presidenza al CORECOM, l'organo di governo, garanzia e controllo sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale. Attualmente sono ospite del Tg di “Lira Tv” e ogni giovedì va in onda un “faccia a faccia con il personaggio” che intervisto personalmente.

 


Che cos’è per lei il giornalismo?
L’informazione è una realtà, una concretezza della libertà. Ma il vero padrone, nonché “usufruitore” della notizia, è il lettore. Se non ci fosse l’informazione, non ci sarebbe neanche la democrazia. L’informazione dà la possibilità di rapportarti agli altri. Il pluralismo è sinonimo di democrazia e di libertà. Tuttavia l’informazione è un’arma potente: può essere un bisturi che penetra un corpo malato o può trasformarsi in un coltello che incide. Dipende molto da chi lo usa. Bisogna essere responsabili di ciò che si scrive e di ciò che si dice. Bisogna assolvere al proprio dovere così come stabilisce la deontologia professionale. Si ha anche il dovere di rispettare la dignità e soprattutto la privacy degli altri. Il rispettare per essere rispettati. Oggi non c’è più - come prima - il giornalista d’inchiesta che presuppone un’indagine personale. Il giornalista deve mettere in campo tutte le attività conoscitive per accertare un’indagine, evitando poi di emettere sentenze. Certo è che l’informazione ti rapisce. Non si nasce giornalisti. Con il tempo, però, si avverte questa attrazione per il mondo della comunicazione. Un buon cronista non deve mai stare seduto dietro la scrivania: deve uscire tra la gente e capire la realtà nella quale vive e nella quale opera.

 


Che cosa pensa dell’ attuale maniera di fare giornalismo oggi rispetto a ieri?
Non si può fermare il progresso tecnologico. Ai miei tempi, si doveva trasmettere un servizio giornalistico per telefono. Decisamente occorreva padronanza di linguaggio, sintesi ed elevata professionalità. Bisognava mettersi in contatto con gli stenografi e parlare “a braccio”, senza fermarsi. Queste qualità, oggi, sono annullate dalla tecnologia che viene spesso in aiuto. Prima ci si portava dietro l’immancabile “Lettera 22” e si era talvolta costretti a scrivere su una panchina di un giardino pubblico. Io spesso sono stato ospite dei Comuni o delle Caserme dei Carabinieri. Portavo dietro la mia macchina da scrivere e quando si inceppava, cosa che capitava di frequente, la chiedevo a colui che mi ospitava. Dovevo fare in fretta perché era vero e proprio reato di peculato. Ai miei tempi, era difficile esercitare il ruolo di cronista perché spesso si era invisi all’opinione pubblica, soprattutto in alcune località del Mezzogiorno dove rimane viva la gelosia per certe tradizioni. Il cronista era spesso visto come un nemico che andava a “scoperchiare” i segreti di una società. Oltre tutto, un giornalista democratico che non la pensava secondo il potere politico dell’epoca veniva spesso emarginato. Come dicevo, oggi, oltre a mancare il giornalismo d’ inchiesta, si rileva un certo appiattimento dovuto anche a una quota abbastanza considerevole di uffici stampa. La notizia non si cerca più.

 


Quali sono le doti che dovrebbe possedere un buon giornalista o esperto di comunicazione?
Amare la verità, rispettare l’uomo, interrogare la propria coscienza, difendere la propria libertà, arrivare al cuore dei fatti, senza distorcere la realtà. La deontologia professionale dice che il giornalista ha l’obbligo di rappresentare correttamente e compiutamente i fatti.

 


Una delle più interessanti frasi del famoso giornalista Goffredo Parise recita: “Non c’è niente da capire, basta guardare”. E’ d’accordo con questa espressione?
Io, di rimando, le rispondo attraverso un aforisma del grande scrittore Giovanni Papini che così scriveva a proposito della comunicazione: “Ci son di quelli che non dicono nulla ma lo dicono bene - ce n'è altri che dicono molto ma lo dicono male. I peggiori son quelli che non dicono nulla e lo dicono male.”

 


La più bella intervista che ha realizzato?
Sono legato a varie interviste finora realizzate. Fra tante l’intervista ad un capo mafia. Aveva ottant’anni. Erano gli anni ’60. Venuto da New York in Italia, si stabilì a Licata dove si verificavano molti omicidi in una faida tra famiglie mafiose. Furono catturati molti mafiosi tra i quali questo anziano boss, accusato di aver commissionato alcuni omicidi. La pubblica accusa chiese l’ergastolo, io scrissi che era innocente. Fu assolto. Ricordo anche l’intervista ad un bambino affetto da “morbo blu”, costretto a camminare sempre coperto. La famiglia non aveva possibilità economiche per curarlo. Fu così che mi adoperai ad aprire una vera e propria gara di solidarietà. L’intervista all’attore William Berger, interprete di “Sartana” incontrato in costiera amalfitana e, all’epoca, accusato di spaccio di droga.

 


Qual è il suo sguardo sui giovani?
Sono uno strenuo difensore dei giovani. Oggi sono uomini nel deserto. Le istituzioni non danno loro risposte. Ho molta stima dei giovani e li trovo molto più preparati della nostra generazione.

 


Come si definirebbe?
Non mi sento nessuno se mi paragono al mondo dei giornalisti, molto se mi paragono al singolo.

 


Che tipo di giovane è stato?
Un giovane scomodo. Un giovane che ha rifiutato ricchezza ed agi della propria famiglia e che è stato sempre accanto a chi chiedeva diritto alla vita.

 


Quando si guarda allo specchio, che cosa vede?
Un pragmatico, un anarchico e un individualista. Credo semplicemente e profondamente nella gente che soffre e che fatica ad arrivare a fine mese.

 


Una delle sue ultime soddisfazioni?
Aver scoperto che Garibaldi non si fermò a Teano ma a Presenzano. Ho da poco ricevuto una lettera del sindaco che dice di considerare vera questa mia tesi.

 


I suoi maestri di vita?
Il marciapiede, che ha contribuito a costruire me stesso nel bene e nel male.

 


Una notizia che non vorrebbe mai leggere sui giornali?
Episodi di razzismo.

 


E quella che vorrebbe leggere con maggiore frequenza?
L’assenza di guerre nel mondo.

 


Una domanda che avrebbe voluto che le rivolgessi e che non le ho rivolto?
Nessuna, rispetto l’autonomia e la libertà degli altri.
 

Enzo Todaro

 
 
© 2017 ViViBanca S.p.A.