mar 18 dicembre 2018

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Personaggio del mese
Personaggio del mese
Diego Granese,
Quando i sogni prendono forma
intervista di Rossella Oricchio


 

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto se stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.  (Paulo Coelho).

Architetto e designer, Diego Granese vive e lavora a Salerno. Il segreto del suo successo è presto rivelato: i sogni. Sogni che fanno la corte alle idee, in un inarrestabile viaggio interiore, sogni che si increspano come le onde del mare. Sogni che appaiono e scompaiono dalla finestra del suo studio di Salerno, rifugio e mescolanza di emozioni, trasparenti vicinanze. Sì, perché, il personaggio Granese sembra avere un impatto chiaro e trasparente con il mondo che lo circonda, un mondo che osserva, ricerca, ammira e talvolta arricchisce di sfide e di slanci oltre i confini comuni della creatività e progettualità. Dall’aria riservata, sobria e, a tratti, quasi zen, infonde un senso di calma, introspezione e appartenenza al bello. Sensibilità, intuito, intelligenza vivida fanno il resto. Più che fare è importante essere, un concetto che, attraverso le più disparate sfumature, trapela spesso nell’arco dell’intervista che lo vede attento protagonista. Tra acciaio, ceramica e cristallo, dare spazio alla creatività, vuol dire dare spazio e sostanza al sogno, suo motore vitale. Nel 2000 fonda il Granese Architecture e Design Studio, un workshop interdisciplinare che fornisce un servizio progettuale completo alla clientela selezionata e che vanta rilevante esperienza nel campo architettonico sia pubblico che privato. La progettazione d’interni è, inoltre, uno dei punti di eccellenza dello Studio Granese. Nel 2003, con l’impresa spagnola Frajumar, risulta vincitore nella categoria professionisti del “XXI Concurso Internacional de diseño cDIM” di Valencia in Spagna. Nel 2004 è selezionato per ARCO-Fiera Internazionale di Arte Contemporanea di Madrid, nell’ADI Index, a BIO 19, e riceve la “Segnalazione” al XX Compasso d’Oro. Nel 2005 riceve la “Segnalazione” al Premio DELTA ADI-FAD in Spagna. Nel 2006 viene selezionato per BIO 20. È socio ADI-BEDA (Associazione per il disegno industriale) ed è stato professore a contratto in disegno industriale presso il SUN-Seconda Università di Napoli. Nel 2009, con l’Azienda Antiche Fornaci D’Agostino, vince il “CERSAIE Award 2009” per il miglior stand fieristico del Cersaie di Bologna. I suoi prodotti hanno partecipato a numerose trasmissioni televisive e film spagnoli e inoltre fanno parte di molte collezioni, tra cui la “Collezione Storica del Compasso d’Oro” e del Museo “Pinakotec der Moderne” di Monaco di Baviera. Nel 2010 il Museo del Design di Norimberga gli ha dedicato, unitamente a Marc Newson, la mostra “TwoplusTwo” quale confronto della ricerca sui materiali e sulle sedute svolte da entrambi i designers. Diego Granese lavora un po’ ovunque, dalla Spagna a Cipro, mentre in Cina ha fondato la società di progettazione “Metro Studio” con la quale partecipa a concorsi internazionali. Attualmente ha in corso di realizzazione vari progetti di architettura ed interiors design in Italia e all’Estero, inoltre produce una “Limited Edition” distribuita nel mondo. Il suo operato spazia dall’architettura, dal design agli interiors. Verrebbe da definire il nostro personaggio un poeta dell’architettura, ma soprattutto uno che guarda in faccia i sogni che si illuminano della forza e della luce dirompente e variegata che emana da ogni forma di vita.

Come nasce la scintilla di passione per il design?
Dopo la laurea in architettura e progettando gli “interiors”, ho sviluppato un’attenzione per i dettagli. Si parte dal voler progettare le città per poi adattarsi agli spazi creati. Dal design in generale agli “interiors”, il passo è breve. Nel 2002, ho poi avvertito l’esigenza di confrontarmi a livello internazionale. Mi affascinava particolarmente tutto quanto ruotava intorno al “Salone Satellite di Milano”. Fu così che nel 2003 partecipai ad una selezione internazionale: su ottanta partecipanti, tra cui quindici italiani, arrivai tra i primi. Fu presentato un prodotto di design in metallo, realizzato insieme ad artigiani locali.
Che tipo di espressione artistica è il design?
Il design nasce come “industrial design” in quella che è l’intrinseca capacità produttiva artigianale. Prima l’artigiano era il progettista. Con il design, il prodotto artigianale viene prima progettato, poi prototipato e successivamente inserito nella grande serie, dove continua ad essere curato dal designer che controlla la prima fase della produzione, per poi arrivare alla produzione di grandi numeri. Il designer è fondamentalmente un creativo con grandi capacità di sintesi, gusto estetico e una pluralità di competenze. Rendere funzionale ciò che si crea è lo scopo finale.
Che tipo di persona è un designer?
Una persona che oscilla tra creatività ed emozionalità.
Per caso lei è uno di quelli che ha sparsi dovunque fogli formato A4 in casa e ufficio?
- Il nostro personaggio abbozza un sorriso, poi si alza e indica, aprendola, un’altra stanza delle meraviglie -.
Proprio così. E non solo. Da come può notare qui c’è di tutto, dal bullone alla bottiglia di plastica a piccoli pezzi di legno. Nella nostra professione, diventa fondamentale l’ osservazione e lo studio del materiale.
Come si definisce?
Mi definisco più un ricercatore e un innovatore che un puro designer. Sono incline alla ricerca sul materiale tanto da diventare una sfida con il materiale stesso. Sono una persona precisa ed esigente. Accetto le sfide: sono il mio pane quotidiano. Per creare, poi, si ha bisogno anche di disciplina e precisione. Ma prima ci si tende all’infinito per inseguire le idee. Una tensione che può durare mesi nella progettualità, dopo ci si distende nel gustare il risultato e scoprire l’emozione negli altri, la stessa che ho provato io all’inizio del percorso.
Ci può chiarire la differenza tra architettura e design?
L’architettura progetta il costruito per l’uomo, il design ciò che è utilizzato dall’uomo.
Può descriverci il concept del suo ultimo progetto “Crystal Dreams”?
Il progetto sarà presentato a Milano al Fuori Salone del Mobile dal 12 al 17 Aprile per l’esposizione HOME & SPA Design insieme a quindici studi di architettura italiana.
- Diego Granese recita così i versi del suo “concept”: “Dolci visioni, sublimi sensazioni. Spazi emozionali che colmano i nostri vuoti interiori. Cristalline riflessioni che con il calore dell’incerto ci spingono ad andare avanti per raggiungere mete sempre più ambite attraverso morbide e dolci acque cristalline. Rifugi del domani che attraverso la semplicità delle cose ci aiutano ad ampliare i Nostri sogni.” -
Intorno al filo del mio pensiero, sarà rappresentato uno spazio emozionale che prende
forma e concretezza in una wellness, un centro benessere posto nel bel mezzo di un’ abitazione.
Le opere alle quali resta più affezionato?
Un po’ a tutte ma particolarmente alle sedute Onda, Vesuvio, Ippocampo e Cuchara, quest’ultima poltrona prende forma dall’idea di un cucchiaio piegato e dalla tipica “cucchiara” da cucina. La chaise longue “Onda” è stata protagonista di un film con l’attrice spagnola Victoria Abril. La “Onda” e la “Vesuvio” sono anche esposte nel Museo di Arte contemporanea e di Design di Monaco di Baviera dove fanno parte di una collezione permanente e sono presenti, in questo periodo, in una mostra al Museo del Design di Norimberga.
Quali sono le sue muse ispiratrici?
La natura e tutto ciò che mi circonda.
E a quale progetto invece resta più legato?
All’ultimo progetto da cui si dipana il filo per il prossimo.
Il più bel complimento ricevuto?
La descrizione di “Onda” per conto della rivista spagnola “ON diseno” dove è scritto che nessuno, dai tempi della “Bauhaus”, è stato capace di arrivare alla realizzazione di un prodotto nella sua elementarità tracciando un gesto astratto come quello dell’“Onda”. Davvero un bellissimo complimento.
Come vede il futuro dell’ architettura?
Oggi abbiamo grandi opere di architettura ma poco funzionali. Si sta costruendo poco e male. Sono poche le eccellenze.
In Italia, l’ultima grande architettura è legata al periodo fascista. Adoro, ad esempio, il Palazzo delle Poste, a Napoli.
E architetture di spicco sul nostro territorio?
L’edificio Solimene di Paolo Soleri.
Lei che ha viaggiato tanto, quale pensa che sia il Paese più bello al mondo?
L’Italia.
Un paesaggio ideale dove dare vita a un’ opera architettonica?
Di sicuro un paesaggio marino dove realizzare un’opera che sia un po’ come la tana di un sognatore.
Da che cosa dovrebbe essere costituita una città ideale?
Penso che dovrebbe formarsi e crescere intorno al valore della qualità della vita insieme ad una maggiore cultura e diversi servizi a favore del cittadino.
Le città con le loro case e colori parlano di noi?
Sì, certamente. Bisogna saperle leggere. Sono la nostra proiezione presente e futura. Raccontano storie. Ci emozionano.
La città che preferisce?
Salerno, sono molto legato a Salerno e cerco di farla conoscere nel mondo. Perché andarsene quando si potrebbe fare molto di più qui da noi?
E come dovrebbe essere la futura Salerno?
Migliore nella sicurezza. Migliore nella salute del tessuto urbano. Migliore nella qualità della vita.
Che cosa ha capito di sé?
Mi piace meravigliare, sbalordire, sorprendere. Seguire il mio istinto, che nel tempo si è rivelato un buon alleato.
La sua missione?
Generare la qualità della vita. Cercare di progettare in maniera eco-compatibile, con grande senso di responsabilità.
Che cosa consiglierà ai suoi figli così come alle nuove generazioni?
Consiglierò di riconoscere il bello, viaggiare, aprirsi al mondo, essere ben determinati nel voler realizzare i propri sogni. Solo in questo modo saranno in grado di optare per delle scelte sicure e consapevoli. E magari, perché no?, restare poi nel nostro Sud.
I suoi sogni, dunque, sono firmati “Made in Sud”?
Decisamente. Il nostro Sud, la nostra terra hanno grandi potenzialità.
Il suo sogno per eccellenza?
E’ molto semplice. Realizzare qualcosa per la mia città. Bisogna continuare a sognare, prima o poi i sogni potranno realizzarsi nella forma desiderata…

Diego Granese,

 
 
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