lun 18 febbraio 2019

4:01

 
Personaggio del mese
Personaggio del mese
Pino Grimaldi
Una vita sopra le righe
intervista di Rossella Oricchio

“Ci muoviamo tra il non ancora esistente ed il già sorpassato” (Renzo Zorzi).
Questa celebre affermazione campeggia nello studio di comunicazione e marketing, che prende il suggestivo nome di “Blur Design”, fondato dal professore Pino Grimaldi. Essa ondeggia alle sue spalle: una scritta a fuoco sospesa su di una parete bianca come un richiamo, un suggello, un credo, un modo per salvare ciò che di buono ancora esiste. Pino Grimaldi nasce a Salerno il 16 aprile 1948. Personaggio versatile, di ampie vedute ed acume, tutto il suo percorso di vita e di lavoro ha seguito la forte volontà e finalità di portare avanti le idee innovative nel settore del design e della comunicazione. Pino Grimaldi, sembra, infatti, un paladino dell’era moderna, uno che ne assorbe il fascino e lo spessore ma che è anche consapevole di voler utilizzare al meglio gli strumenti per realizzare prodotti di qualità, più che frutti seriali e standardizzati dagli usi e costumi del momento. Un personaggio che vede e va oltre il consueto, proprio perché dentro di sé non ha nulla di consueto. Una persona sopra le righe e, oseremo dire, fortunatamente. Gli intenti migliori, comprese le speranze future, vengono pubblicati insieme ai suoi sentimenti più veri su libri, riviste, quaderni di una vita, dove si intuisce che lo sforzo non può che nascere da una grande passione quotidiana. Dal piglio deciso, la sua parola d’ordine è: impegno, impegno, ed ancora impegno.
Pino Grimaldi, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli e all’Università di Salerno, presso l’Istituto di Storia dell’Arte diretto da Filiberto Menna, si è occupato professionalmente di fotografia d’arte (con la costituzione dell’Archivio fotografico dell’Istituto), di design, multimedialità e marketing.
Oggi è socio AIAP, membro Beda (Bureau of European Design Associations) e di Confindustria. Ha insegnato Design (nelle varie denominazioni accademiche) in diverse università, italiane e straniere: dall’ISIA di Urbino a Scienze della Comunicazione presso l’Università di Salerno; dalla Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli, all’Istituto Superiore di Design di Napoli. Ha tenuto seminari, sul Kitsch nell’Università di Belfast e sulla comunicazione dei beni culturali ad Ausburg.
Ha pubblicato numerosi libri. Ha organizzato diversi seminari di studio e scritto saggi su varie riviste. Nel settore della formazione è stato, tra l’altro, responsabile scientifico del progetto Montessori Design con la Fondazione Montessori di Chiaravalle. Ha tenuto una Master Lecture sul Blur Design, nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, nell’ambito della settimana AIAP Design per e ha curato la mostra: Campania Blur Design.
Come consulente di imprese e istituzioni, ha realizzato progetti di rilevanza strategica per molti settori, dalla Ricerca alla Formazione, dall’Identità visiva al Packaging, dal Marketing territoriale al Design per il web, dal Retail all’Editoria, progettando libri, giornali e riviste, eventi culturali, campagne, sistemi di comunicazione. Nel 2009 lascia Segno associati, la società da lui fondata con Gelsomino D’Ambrosio fin dal 1973 (allora Studio Segno). Da quel momento ad oggi, Pino Grimaldi, si occupa, con “Blur” srl, studio di comunicazione e marketing, di design strategico, marketing e comunicazione per enti, organizzazioni, persone e imprese ed è consulente scientifico di Istituzioni formative. Tra le attività di marketing territoriale, elenchiamo le più recenti: nel 2007 è coordinatore del Piano di Marketing Territoriale “Hera Sele Mare: Il sogno di Hera”, realizzato con il PIT Piana del Sele. UE, Regione Campania, EPT Salerno. Nel 2012 è docente nel corso di Marketing territoriale promosso dalla CNA di Rovigo, con il tema: “Un Piano di marketing territoriale per il Polesine”. Nel 2013 è docente nel corso di “Merchandising museale” a cura di Antonella Micaletti, presso la Fondazione Centro Arti Visive di Pescheria, gestito dall’associazione culturale Etra. Giovani e brillanti donne fanno parte del “Blur Design”: Alessandra Alfani, Ilaria Grimaldi (n.d.r. sua figlia), Francesca Tringali, naturalmente tutte guidate dal loro maestro, Pino Grimaldi, appunto. L’intervista accende i riflettori su varie pagine contemporanee, dalla storia alla politica, dal modo di fare impresa oggi all’estetica e all’arte. 
Vuole commentarci la frase celebre del designer e manager Renzo Zorzi? 
Renzo Zorzi progettava macchine da scrivere presso una nostra grande azienda italiana che era l’ “Olivetti” e si accorgeva che poi diventava presto obsoleta rispetto ad un’altra. Quindi diceva che era impossibile restare al passo con i tempi. Oggi più di allora, non si fa in tempo a passare da una tecnologia all’altra. Zorzi diceva appunto che non facciamo nemmeno in tempo a capire il nostro tempo, poiché intanto è già cambiato. Il mondo di oggi è cambiato tanto rispetto alla consapevolezza che ne hanno le persone, quindi tutto diventa vecchio ancor prima di essere consumato. Il panorama è cambiato non soltanto nella tecnologia ma anche nel business e nel modo di fare impresa.
Adriano Olivetti diceva che la cultura rende liberi e, se si riesce a far star bene chi lavora per noi, i frutti saranno certamente più duraturi. E’ d’accordo con queste righe del pensiero del nostro grande imprenditore italiano?
Non posso che essere d’accordo. Incarna alla perfezione il mio credo, il mio linguaggio e la mia forma mentis. Questi personaggi illustri continueranno ad essere un esempio per tutti. Come si fa a non pensare che nel nostro meridione esiste un certo gap culturale tra Nord e Sud? Il nostro è prima di tutto un problema culturale e poi economico e sociopolitico. Se vuole, le racconto una storia da considerare una metafora del nostro sistema socioculturale.
Continui pure…
La nostra classe politica è come un gruppo di ingegneri che sta lavorando alla costruzione di un aereo. Si discute sul carburante, la capienza, la dimensione, la tipologia di organizzazione interna e altro ancora con una cura paranoica per il dettaglio. In realtà si viene, poi, a scoprire che non devono progettare un aereo ma una nave spaziale: dunque, si deve progettare qualcosa di più complesso e si sta ancora alle prese con un “aereo”.
Ossia si vola su cieli già solcati?
Proprio così, la difficoltà consiste proprio nel fatto che non si va oltre l’ovvio e che si ha difficoltà a guardare lontano.
Quali sono stati i suoi maestri dei quali ricorda ancora insegnamenti e suggerimenti utili alla sua carriera professionale?
La fortuna di chi ha una professione e insegna è doppia: prima perché la si esercita e poi perché la si vive a contatto con i giovani dai quali si impara tanto: per insegnare, inoltre, bisogna studiare, quindi è una continua sollecitazione. Intanto, per rispondere alla sua domanda, ho avuto maestri come Filiberto Menna, Bonito Oliva ed Edoardo Sanguineti. Come si fa a non carpire insegnamenti da ognuno di loro? Il dopo spetta a noi.
Gli anni che ha vissuto con maggiore entusiasmo?
Gli anni che vanno dal ’70 al ’74 furono una miniera d’oro: c’erano menti straordinarie, teatri sperimentali e di ricerca, i Beatles. 
Qual è il significato del nome “Blur” dato allo studio comunicazione e marketing?
Intanto la metodologia del “Blur design” si esplica in strategia, marketing, comunicazione, identity, formazione e ricerca. “Blur” è il titolo di una serie di saggi. Blur in inglese vuol dire “indistinto”. Il nostro lavoro è quello di mettere a fuoco l’indistinto. Il design strategico è una sorta di definizione alternativa al marketing. Quindi per noi di “Blur” significa questo: chiarire l’indistinto nella comunicazione. Nel ’73 non si conosceva che cos’era il design della comunicazione. Pensi che si parlava soltanto di grafica. Oggi si fa molto design. Nel frattempo il mondo è cambiato e non serve fare solo questo ma anche marketing e, quindi, avere una visione strategica. Il nostro progetto del mettere a fuoco l’indistinto prosegue nell’affiancare le imprese per aiutarle a comprendere quali siano le migliori strategie per conquistare i mercati. 
Il suo rimedio ad una civiltà inquinata dalla eccessiva produzione di immagini?
Si ha bisogno di orientarsi verso una cultura oculocentrica, un diritto universale alla visione e conoscenza. La nostra civiltà dell’immagine è apparente perché inquinata dalla eccessiva produzione di immagine.
Che cos’è il design, spiegato in maniera più esplicativa e semplice?
Il design è un insieme di discipline: la psicologia, la sociologia, la tipografia, la teoria della forma e della configurazione. Tutto questo per progettare un prodotto industriale. In sintesi, un oggetto unico è un’opera d’arte, un progetto multiplo è design.
Per arrivare al progetto, di che cosa si ha bisogno?
Si ha bisogno della ricerca: bisogna partire dalle proprie idee dopo aver valutato anche le idee degli altri. Il nostro lavoro è un po’ come quello che si applica in medicina: c’è prima un’anamnesi, poi una diagnosi e infine una terapia. 
La parte più difficile della sua professione?
La fidelizzazione della clientela.
Uno dei tanti successi riscossi sul campo?
Un concorso, nel ’91, insieme a Gelsomino D’Ambrosio intorno alla campagna sulla promozione della cultura tecnologica italiana. Fu rappresentato il ritratto di dama del Pollaiolo con un microprocessore al posto dell’orecchino.
Il suo più grande amico di tutti i tempi?
Gelsomino D’ Ambrosio, il più grande amico di un tempo…migliore. 
Una qualità che si riconosce?
La curiosità.
Il suo motto è facilmente intuibile ma lo dica lei…
Bisogna affrontare le complessità, altrimenti non si ha futuro.
Il suo luogo dell’anima?
Il lungomare di Salerno alle tre del pomeriggio con il sole e...Piazza Dante a Verona.
Mi scusi per la domanda di natura leggermente privata: il giocattolo con il quale si intratteneva a giocare da piccolo? 
Una batteria a percussione costruita da me con scatoloni e coperchi di pentole.
 

Pino Grimaldi

 
 
© 2017 ViViBanca S.p.A.